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Dipartimento Democrazia Economica, Economia Sociale, Fisco, Previdenza e Riforme Istituzionali

 

 

1° ottobre 2013

IL PREZZO DELLA BENZINA

 

A cura di Paola Serra

Con l’aumento dell’aliquota Iva al 22% a decorrere dal primo ottobre 2013, l’Iva passerà a 0,325 euro e la componente fiscale avrà un valore complessivo di 1,053 euro/litro a parità di accise.

Il prezzo della benzina[1] dipende da tre componenti: una fiscale, una relativa al costo industriale e una al margine lordo a vantaggio di distributori e gestori.

Il peso delle tre componenti influisce diversamente sul prezzo finale. In particolare[2] la componente fiscale pesa per circa il 58,5%; ai petrolieri va un margine del 39,9% mentre ai gestori resta il residuale 1,1%.

I dati riferiti ad un prezzo della benzina pari a 1,786 euro/litro rilevato il 9 settembre del 2013[3], attribuiscono alla componente fiscale un valore pari a 1,038 euro/litro (58% del prezzo) mentre il prezzo industriale (0,748 euro/litro) assorbe il 42% del prezzo.

La componente fiscale è suddivisa tra 0,728 euro di accisa e 0,31 euro di Iva.

La quota fiscale è particolarmente articolata nonché stratificata negli anni e per una parte non conforme al nostro ordinamento.

Nel tempo infatti, sono stati numerosi gli interventi temporanei di incremento delle accise che poi sono diventati strutturali.

Inoltre, sul prezzo industriale del prodotto comprensivo dell’accisa viene applicata l’Iva (incrementata al 21% nel decreto 201/11 ed in predicato di un ulteriore aumento a partire dal primo ottobre 2013) configurando così una doppia imposizione vietata dalla nostra normativa.

Disaggreghiamo la componente fiscale per valutare i possibili margini di intervento.

Gli incrementi dell’accisa più lontani nel tempo vanno dal 1935 fino al 2004 e sono:

  • 0,001 euro per la guerra di Abissinia del 1935;
  • 0,007 euro per la crisi di Suez del 1956;
  • 0,005 euro per il disastro del Vajont del 1963;
  • 0,005 euro per l’alluvione di Firenze del 1966;
  • 0,005 euro per il terremoto del Belice del 1968;
  • 0,051 euro per il terremoto del Friuli del 1976;
  • 0,039 euro per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 0,106 euro per la missione in Libano del 1983;
  • 0,011 euro per la missione in Bosnia del 1996;
  • 0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004

Il totale di questo primo blocco è di 0,26 centesimi a litro (circa il 36% dell’accisa totale).

Tra il 2009 ed il 2012 sono stati sei gli interventi al rialzo sull’accisa benzina (per finanziare rispettivamente la ricostruzione dell’Aquila, il Fondo per lo spettacolo, l’emergenza immigrati in seguito alla crisi libica, alluvione in Liguria e Toscana, il decreto “Salva Italia” 201/11 del Governo Monti, l’emergenza terremoto in Emilia, ) per un valore di 0,163 centesimi per litro.

Complessivamente, ad oggi, l’accisa sulla benzina vale 0,728 centesimi di euro per litro.

Il Dl 69/13 (cosiddetto Decreto de fare) ha stabilito che tra le fonti di copertura del provvedimento ci sia un incremento dell’accisa sulla benzina per un totale di 75 milioni di euro a decorrere dal 2014; il Dl 102/13, invece, ha introdotto una clausola di salvaguardia che contempla anche l’aumento dell’accisa sulla benzina a decorrere da novembre 2013 nel caso in cui le entrate stimate a copertura del provvedimento stesso, non dovessero realizzarsi.

Nel 2012, inoltre, sono state introdotte addizionali regionali sulle accise in sei diverse regioni (Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Umbria e Lazio) e nel corso del 2013 la Puglia e la Toscana l’hanno eliminata, Marche e Umbria l’hanno abbassata e il Piemonte ha realizzato un leggero incremento.

LE ADDIZIONALI REGIONALI SULLA BENZINA

 

SITUAZIONE AL 1 GENNAIO 2013

 

valori in euro/litro

     
 

ACCISA

ADDIZIONALE

TOTALE

 

ORDINARIA

 

ACCISA

CALABRIA

0,7284

0,02580

0,75420

CAMPANIA

0,7284

0,02580

0,75420

LAZIO

0,7284

0,02580

0,75420

LIGURIA

0,7284

0,05000

0,77840

MARCHE

0,7284

0,02000

0,74840

MOLISE

0,7284

0,02580

0,75420

PIEMONTE

0,7284

0,02600

0,75440

UMBRIA

0,7284

0,02500

0,75340

     Fonte:Unione Petrolifera

Secondo i dati pubblicati dal Ministero dell’economia, l’imposta di fabbricazione degli oli minerali aveva realizzato nel 2012 un incremento di gettito di quasi 5 miliardi di euro rispetto al 2011.

In una prima fase, dunque, gli incrementi dell’accisa si sono tradotti in maggiori entrate.

Nel corso dei primi sette mesi del 2013, invece, il gettito è calato del 3,4% (-445 milioni di euro), riflettendo il calo dell’8,1% dei consumi di benzina e dell’8% del gas per riscaldamento.

Effetti

L’aumento del prezzo della benzina ha un effetto diretto in termini di potere d’acquisto dei lavoratori e pensionati; ha inoltre l’effetto di ridurre i consumi con ripercussioni sul circuito dei gestori e non deve essere trascurato anche l’impatto in termini di gettito di accise e Iva.

Inoltre, l’aumento del carburante ha un effetto in termini di aumento dei prezzi dei beni dovuto all’aumento del costo di trasporto.

L’aumento di accise, Iva e addizionali, quindi, produce un effetto depressivo sul circuito reddito disponibile-consumi e nell’ipotesi che i consumi siano diretti su beni prodotti in Italia, sarebbe un ulteriore elemento negativo alle ipotesi di ripresa dell’economia interna.

 

Ipotesi di riduzione del carico fiscale

  1. Taglio dei 25 centesimi per litro della quota di accise più lontane nel tempo (dalla guerra di Abissinia fino all’ultimo del 2004) e che sono relative ad obiettivi realizzati o comunque storicamente superati, destinando quelle risorse alla crescita valorizzando i redditi da lavoro e da pensione;
  2. Eliminazione della doppia imposizione (disapplicazione dell’Iva sull’accisa);
  3. Riduzione dell’accisa statale all’aumentare dell’addizionale regionale in modo da riequilibrare il carico complessivo;
  4. Applicazione dell’”accisa mobile” prevista dalla Finanziaria 2008 (art.1, comma 290-294 legge 244/07) che stabilisce la riduzione dell’accisa per compensare l’aumento dell’Iva dovuto all’incremento del prezzo dei petrolio. E’ il Ministero dell’Economia che con un decreto con cadenza trimestrale ne stabilisce la riduzione nel caso in cui il prezzo del periodo sia superiore di due punti percentuali al valore fissato nel vecchio Dpef.

 

Osservazioni

La stabilizzazione del prezzo della benzina su valori prossimi a 1,8 euro/litro renderebbe necessario un intervento, o la combinazione di diversi interventi, per ricondurlo ad un livello più contenuto. Anche sulle accise (così come per l’irpef) si somma anche l’addizionale regionale incrementando notevolmente il carico tributario e senza che sia previsto un meccanismo di compensazione che all’aumentare dell’addizionale locale preveda una contemporanea riduzione dell’accisa statale. In questo modo si realizza un meccanismo di aumento di tassazione per sommatoria tra livello statale e locale che contraddice l’impostazione di federalismo fiscale.

 


Fonte Faib-Fegica Cisl

Audizone X Commissione Industria Senato del Coordinamento nazionale unitario Faib Fegica Cisl 3 febbraio 2012; percentuali riferiti a 1,712 euro al litro rilevato il 23 gennaio 2012 e dati diffusi dall’Unione petrolifera il 9 settembre 2013

Fonte Unione petrolifera, rilevazione del 9 settembre 2013.